La normativa sui contratti sportivi per gli istruttori di Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche (A.S.D. e S.S.D.)

Qualsiasi Associazione o Società Sportiva Dilettantistica può scegliere di intessere rapporti di collaborazione con soggetti privati, quali tecnici, allenatori, istruttori, giudici di gara, commissari speciali, dirigenti e collaboratori amministrativi, a titolo gratuito od oneroso. La norma in vigore che regola tali rapporti prevede che i compensi percepiti durante un qualsiasi rapporto collaborativo fra soggetto privato e società sportiva dilettantistica non costituiscano reddito tassabile e siano annoverabili fra i cosiddetti redditi diversi. Tali compensi sportivi sono soggetti ad un regime fiscale agevolato, come previsto dagli articoli 37 della legge numero 342/2000 e 90 della legge numero 289/2002. I compensi derivanti da queste collaborazioni non sono da considerarsi un vero e proprio rapporto di lavoro poiché non derivano da un accordo dipendente e pertanto non costituiscono reddito tassabile. Tuttavia, resta fondamentale che tali compensi siano inferiori alla somma di 7500 euro annui. I rapporti di lavoro a titolo oneroso relativi a tale ambito si differenziano in subordinati ed autonomi. Proprio questi ultimi godono di un regime fiscale particolarmente vantaggioso per entrambi i contraenti, a patto che l'Associazione o Società Sportiva Dilettantistica in questione sia regolarmente affiliata a Federazioni Sportive Nazionali e agli Enti di Promozione Sportiva riconosciuti dal CONI. I rapporti definiti autonomi si caratterizzano per alcuni punti fermi che ne determinano la natura: la continuità temporale del vincolo, la coordinazione di intenti esistente fra i contraenti, l'assenza di vincoli di subordinazione e la natura non professionale della collaborazione. Per quanto riguarda gli appena citati vincoli di subordinazione, questi non devono in alcun modo sussistere, pertanto ogni allenatore, istruttore, tecnico, potrà svolgere le proprie ore di lezione od allenamento senza dover sottostare a direttive rigide sugli orari, imposte dai vertici aziendali o da altri dirigenti. Inoltre, l'istruttore sarà libero di assumere ulteriori incarichi presso enti o associazioni dilettantistiche diverse.

Il contratto di collaborazione sportiva

Il contratto di collaborazione sportiva non prevede vincoli o requisiti particolari. Non sussiste l'obbligo di redigere un progetto specifico e non esiste l'obbligo di sottoscrizione tra le parti. La legge in merito prevede soltanto che il datore avverta per tempo il centro per l'impiego dell'inizio della collaborazione e che faccia lo stesso alla conclusione del rapporto. Il compenso sportivo va concordato fra le parti e può essere adeguato in ogni momento. Risulta comunque opportuno redigere una semplice lettera d'incarico, in duplice copia, in cui vengano specificati in maniera chiara l'attività, il luogo nel quale verrà svolta tale attività, le responsabilità affidate all'istruttore, il corrispettivo percepito da quest'ultimo e le trattenute. Il percipiente sarà altresì tenuto a certificare, oltre al compenso sportivo fissato, eventuali rimborsi e premi erogati in suo favore. Le Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche che elargiscono tali premi o rimborsi spese devono rilasciare al contraente la Certificazione Unica di tutti i compensi sportivi corrisposti, entro e non oltre la data del 28 febbraio dell'anno successivo a quello durante il quale sono stati versati i pagamenti. Tale Certificazione Unica è obbligatoria per tutti, indipendentemente dal superamento o meno della soglia dei 7500 euro riportata dalla legge. Altro obbligo a carico delle Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche è quello di dover compilare il modello 770 (la dichiarazione dei sostituti di imposta) e di spedirlo, entro la data del 31 marzo dell'anno successivo, all'Agenzia delle Entrate, attraverso intermediari. È doveroso precisare anche che l'istruttore sportivo dovrà rispondere personalmente di qualsiasi eventuale lesione od incidente occorso ai suoi allievi e provocati dalla sua negligenza o imperizia.
Con una delibera del 14 febbraio 2017, il CONI ha stabilito l'elenco delle discipline sportive come requisito per il riconoscimento delle finalità sportive. Per maggiori informazioni consigliamo la lettura di questo articolo.

Il regime fiscale che regola i compensi sportivi

Tali compensi sportivi rientrano nel novero dei cosiddetti redditi diversi, che non hanno nulla a che fare con quelli derivanti dai rapporti di lavoro convenzionali. Questi compensi possono essere versati dal CONI, dalle Federazioni Sportive a carattere nazionale, dall'UNIRE (Unione Nazionale per l'Incremento delle Razze Equine) o da qualsiasi altro organismo con finalità sportive dilettantistiche e che sia regolarmente riconosciuto dalle succitate federazioni. I compensi sportivi dovranno però essere inferiori al tetto massimo fissato in 7.500 euro annui (è da considerarsi l'anno solare, che va dal 1 gennaio al 31 dicembre) esclusi i rimborsi spese. Tali compensi, se inferiori al suddetto limite, non concorrono a formare reddito tassabile. Le disposizioni della normativa in relazione al tetto del compenso vanno lette in un'ottica tesa ad inquadrare tali servizi come semplici hobby e passatempi. Compensi più elevati, invece, non si coniugherebbero con il carattere della prestazione, poiché lascerebbero pensare più ad un corrispettivo elargito in cambio di una vera e propria prestazione di lavoro che non di un semplice hobby. Idealmente, il compenso sportivo fissato nel limite dei 7500 euro annui, è da considerarsi come un indennizzo per un'attività offerta dallo sportivo, che non ha altro obiettivo che soddisfare le proprie passioni ed i propri ideali. Pertanto, la legge dispone che il compenso debba essere marginale e che non costituisca la principale fonte di sussistenza del tecnico o istruttore dilettante.

Athletis è il software che corre in soccorso di Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche nella gestione dei contratti dei collaboratori e dei relativi compensi sportivi

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